Cosa succede quando un (sotto)genere passa di moda? Gli artisti che lo rappresentano si trovano di solito di fronte a un bivio. O continuare con testardaggine a proporre un sound che non è più lo stato dell'arte, ritoccando verso il basso il proprio cachet e accettando le proposte dei club di Vilnius, Sofia o Bitonto, oppure aggiornarsi verso sonorità più "di tendenza", rischiando però di perdere credibilità e/o seguito (come accaduto a certi esponenti della dubstep passati alla cassa in quattro quarti). Da questo dilemma sono ovviamente dispensati quegli artisti che hanno raggiunto lo status di "mostro sacro". Con questa selezione prendo in esame la Kompakt Extra, una sublabel che è stata significativa nella definizione di un certo suono tedesco degli anni Zero, fra tech house e minimal. Avrei potuto scegliere anche la Cocoon, la CLR o la Bpitch Control, tutte etichette nate agli albori del nuovo millennio, importanti per una decina d'anni e che oggi vivacchiano (artisticamente, dal punto di vista economico immagino non abbiano di che lamentarsi). Scavando in un catalogo farcito di techno-marcette, charleston inceppati e tastieroni melodici si trovano dei brani editi da Kompakt Extra nella serie Speicher fra il 2002 e il 2009 che esulano dai luoghi comuni dell'epoca e, parere personale, non susciterebbero ilarità avicola se anche al giorno d'oggi il dj decidesse di passarli in una situazione animata da spocchia e trendismo.
Michael Mayer - Pride is Weaker Than Love
Mathew Jonson & The Mole - Dirt Road and a Boat From Soundwave
Navid Tahernia - ...I Like
Reinhard Voigt - Supertiel
Motor - Ice
Steadycam - Get On Up There
Wighnomy Bros. - Exvola Stupp
Se preferite ascoltare la playlist completa la trovate qui.
pubblicato in origine su frequencies.eu per la rubrica Seven Trax One Week
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venerdì 27 novembre 2015
Seven Trax One Week: Cosa resterà di questi anni Zero
martedì 17 novembre 2015
Stefano Pilia @ Standards, Milano - 11/12/15
In Zaire, Afterhours, Rokia Traorè, David Grubbs, Massimo Volume, Andrea Belfi, 3/4hadbeeneliminated, Mike Watt: e di certo mi sono scordato qualcuno. Sono i musicisti con cui collabora o ha collaborato Stefano Pilia, di professione chitarrista, che oggi ci mostrerà invece il suo lavoro solista, il cui prodotto più recente è l'album "Blind Sun New Century Christology" (Tannen/Sound of Cobra). È un disco in cui Pilia scava alla ricerca delle proprie radici, che nel caso di un musicista così multiforme non possono che essere archetipiche (blues, primitivismo americano, intimismo, immaginario di provincia). Il concerto da Standards (dal setup minimo: chitarra quasi sempre acustica, qualche intervento con l'archetto, pochi effetti) ci mostrerà quindi il lato più nudo e poetico di uno tra i musicisti più significativi attivi oggi in Italia.
pubblicato in origine su zero.eu
giovedì 5 novembre 2015
Thisquietarmy @ Sotto (La Sacrestia) - Milano, 24/11/15
Una chitarra, una valigetta colma di pedali, un divano sempre diverso su cui smaltire la fatica della giornata. Mangiare quel che capita. Se hai una famiglia, è lontana. Così per mesi. Nel frattempo, pubblicare due o tre dischi all'anno, di cui ne vendi proprio due o tre. Da sogno di fannullone, il mestiere del musicista è diventato allenamento psicofisico per chi sa sopportare un risveglio scomodo dopo un concerto con dieci paganti, correre alla stazione in fretta, la t-shirt che puzza, il promoter che ha pagato la metà. Eric Quach vive così, portando in giro ambient-drone di ottimo livello ispirata dalla Constellation (etichetta di casa sua, Montreal) e dal noise più gassoso. Siate più di dieci.
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martedì 20 ottobre 2015
Lightning Bolt + Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat @ Leoncavallo, Milano - 13/11/15
Uno spettacolo analogo allo zoo, al freakshow, e forse alla performance artistica muscolare. Chissà cosa prova Brian Chippendale con la visuale ridotta da una maschera (un po' Elephant Man, un po' Rey Misterio, un po' prigioniero pericoloso), una fiera selvaggia incatenata a una batteria con la quale spaventa gli astanti che stanno a un passo (venghino siore e siori, potrete toccare la bestia feroce). O forse la maschera gli concede il superpotere di suonare i tamburi come nessun altro, e sottolineo nessun altro. Quando la toglie, torna ad essere il Brian Chippendale tranquillo illustratore ossessionato dall'horror vacui, scelta stilistica centrale anche nel suo drumming incontenibile. Chiaro come una personalità del genere non possa adattarsi alle dinamiche di una "band" propriamente detta, infatti se non si esibisce come solista (Black Pus, se tra queste mura vedete delle crepe è stata anche colpa sua) si porta dietro un comprimario. Con i Lightning Bolt è il bassista Brian Gibson, che comprimario non è, ma rispetta degli ordini di scuderia che lo vogliono complementare, non predominante. È difficile scegliere una degna apertura per questo show: ci provano Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat con atmosfere (fortunatamente) molto diverse, psichedelia da villaggio turistico annacquata da aperitivi variopinti e poco alcolici (ore 16:00 baby club, ore 18:30 corso di danze tribali). E quando il leone sbrana la gazzella ci si gira dall'altra parte.
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giovedì 15 ottobre 2015
Tre recensioni: Aner Andros, Rainbow Lorikeet, Franz Rosati - 15/10/15
Aner Andros - Remap Ethos Stream (Gentle Wash)
Il debutto di questo musicista italiano stanziatosi a Bristol è un'opera astratta e contemplativa. Dalla città britannica patria del trip hop non ha assimilato gran che, nelle sue composizioni c'è l'impronta di certa elettronica progressiva degli anni 70, aggiornata tramite l'uso di field recording notturni e percussioni metallofone. C'è una piacevole sensazione di profondita in questi brani, che contrariamente alle consuetudini del genere, raramente arrivano ai 4 minuti di durata: ci si alza da tavola con ancora un po' di appetito insomma, ma l'indigestione è scongiurata.
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Rainbow Lorikeet - Tail Biting (Seagrave)
Ben più ruvide e aggressive le sonorità proposte dal biellese Nicolò Tescari, in arte Rainbow Lorikeet. Brani adatti a dancefloor infestati da figuri nerovestiti, battuta lenta, ripetitività meccanica. Con suggestioni equamente ripartite fra techno industriale e ansia da colonna sonora horror analogica, Rainbow Lorikeet mostra sprazzi di classe in un ambito in cui oggi è facilissimo precipitare nella banalità, e ci riesce pur mantenendo immediatezza e strutture compositive consuete. È un album comunque inservibile per i dj ancora legati al supporto fisico in quanto viene pubblicato in cassetta, come tendenza comanda.
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Franz Rosati - Black Body Radiation (Many Feet Under)
Una battuta gommosa appena udibile dà il via al lavoro del romano Franz Rosati, sound artist attivo dal 2006. Accenni di drone, glitch, silenzi improvvisi e strofinamenti ci dicono che siamo sulle coordinate di etichette come Raster:Noton o Editions Mego, dove l'elettronica si ibrida con la musica concreta. L'ideale commento sonoro per un laboratorio immaginario dove ricercatori in camici fluorescenti sperimentano su scorie disinfettate, radiotrasmittenti imperfette e lampade di Wood ormai esauste. Risultati delle analisi coperti dal riserbo più assoluto.
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lunedì 5 ottobre 2015
Planet Mu 20 Years Anniversary @ Leoncavallo, Milano - 23/10/2015
Non male per essere nata come progetto fallimentare. Fondata dalla Virgin per pubblicare musica fuori dagli schemi del mainstream, questa etichetta venne quasi subito accantonata a causa dello scarsissimo interesse del pubblico e rilevata dall'artista per il quale la major di Richard Branson si era scomodata a creare una linea dedicata: Mike Paradinas aka µ-Ziq. Dissolvenza, appare la scritta "vent'anni dopo". Planet Mu è tra le sigle più prestigiose di un'elettronica difficilmente definibile, il termine IDM ("Intelligent Dance Music") è quello che ricorre più spesso ma, diciamoci la verità, non significa niente. Ha solcato da protagonista la stagione del dubstep senza restare legata a questo stile, ha raccolto il testimone (dopo esserne stata ispirata) dell'etichetta di Aphex Twin, la Rephlex, che purtroppo ha cessato le operazioni lo scorso anno, ha pubblicato i dischi breakcore di Venetian Snares come l'acid techno di Ceephax Acid Crew, ha coinvolto vecchi compagni dell'epoca Rephlex come Luke Vibert e ha lanciato nuovi talenti come Kuedo e Ital Tek, restando sempre all'esterno del gruppone.
Nelle corse ciclistiche il premio della combattività viene assegnato all'atleta che anima più spesso le fughe, che lancia sempre la controffensiva, il primo ad affrontare la salita più faticosa che, a volte, resta distaccato raccogliendo comunque applausi calorosi: la Planet Mu tiene un comportamento paragonabile, forse vince di rado ma gli appassionati la adorano. In questa serata celebrativa vedremo due monumenti dell'IDM-acid-breakbeat-qualcosa come il boss Paradinas e Vibert (mentre è in uscita il suo nuovo album "Bizarster") impegnati in un back to back da caviglie slogate mentre Kuedo, Ital Tek e il recentissimo signing Herva evocheranno uno strano dancefloor dove si sentono i colori e si vedono i suoni. Qualcuno ha detto braindance?
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domenica 27 settembre 2015
Seven Trax One Week: Ciumbia psichedelica
Sappiamo che il lunedì è difficile per tutti, non è quindi il momento per proporre musica che evochi il suicidio, l'ecatombe nucleare o le sensazioni del pentito di mafia mentre viene sepolto vivo sotto una colata di cemento. Ecco quindi sette esempi di cumbia psicodèlica provenienti da Colombia, Perù e Messico, per sentirvi, almeno per qualche attimo, come i protagonisti dei seguenti (consigliatissimi) film:
Pablo Escobar alla visita militare
Maciste contro i Conquistadores
Miss Colombia se la fa col vicepreside
Pancho Villa alle Crociate
Tarzan, Maradona e la laguna dell'amore
Due curanderos a Fuorigrotta
L'Esorcicchu (Esorcismo a Machu Picchu)
Sonido Gallo Negro - Chamula (Mètete)
Meridian Brothers - Guaracha U.F.O. (No Estamos Solos)
Los Pirañas - Lambada de Oceanía, África y América
Los Mirlos - Sonido Amazonico
Los Destellos - Pasiòn Oriental
Agrupaciòn Ilegal Los Imparciales - Cumbia Psicodélica (Dub)
Meridian Brothers - El Ganadero del Futuro
Se preferite ascoltare la playlist completa la trovate qui.
pubblicato in origine su frequencies.eu per la rubrica Seven Trax One Week
sabato 19 settembre 2015
Jérôme Noetinger & SEC_ @ Standards, Milano - 15/10/2015
Il Revox è per i registratori a bobina quello che il Technics è per i giradischi: lo strumento usato dai professionisti. Mentre i Technics compaiono regolarmente in coppia in tutti i dj set, ben più raro è vedere una coppia di Revox maneggiata da due virtuosi come il veterano francese Noetinger (nel gotha della musica concreta) e l'italiano SEC_, che nonostante la giovane età può vantare molte collaborazioni di prestigio. Per farvi un'idea potete ascoltare il loro album collaborativo "Testacoda" (Bocian, 2012) e decidere di stare a casa se non siete attratti dalle più estreme propaggini del rumore improvvisativo. Sono comunque tra le migliori propaggini che possiate incontrare.
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venerdì 18 settembre 2015
Phurpa + Mare di Dirac + Dolpo + P.U.M.A. @ Lo-Fi Club, Milano - 18/09/2015
Niente è vecchio, conservatore e superato quanto il concetto di "band" nel 2015. Soprattutto se, come è consuetudine, viene affiancato al termine "rock". Eh ma chissà come mai riempiono ancora gli stadi, direte voi. Al concerto allo stadio (o se per questo, anche nel club) ormai ci si va per fare presenza, o per "essere parte di un evento, di una celebrazione". Come a messa. La contemporaneità non alberga certo in musicisti che quando va bene eseguono il revival di sé stessi e quando va male fanno cover non dichiarate. Stasera il concetto di band sopravviverà solo nella modalità con cui i musicisti si presentano al pubblico. C'è un palco, c'è un promoter, un tour manager, diciamo che utilizzano per comodità un circuito già esistente. C'è invece la celebrazione: su quel palco vedremo un gruppo di figuri coperti da tuniche e cappucci che eseguono canti e mantra tibetani propri di una religione pre-buddhista, vecchia di migliaia di anni. Più una performance (i Phurpa precisano che si tratta di un rito) che un concerto. Gli strumenti sono solo acustici e tradizionali, usano lunghe trombe di bronzo, tamburi di tutte le dimensioni, pifferi ricavati da femori umani, candele e incenso. La loro provenienza rassicura che non si tratta di finzione: la Russia, terra di radicatissima, antica musicalità, agli antipodi delle "logiche di mercato" e del "tour promozionale". Sì, hanno fatto dei dischi, composti esclusivamente di registrazioni dal vivo perchè "le registrazioni in studio sono una menzogna". Vederli adesso prima che le ormai frequenti gite in Occidente gli facciano cambiare idea.
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venerdì 11 settembre 2015
Tre recensioni: SenderFlos, DP|N|P, Fennesz & Ozmotic - 11/09/15
SenderFlos - The Eyes (BaconAnDecks)
Questo trio (i due Flos, che basano la loro ricerca su strumenti autocostruiti, e Sender, che ci mette l'elettronica) pubblica un mini album estrapolato da oltre otto ore di registrazioni, in bilico fra elettroacustica, improvvisazione e ritmiche vicine alla techno industriale. Stimolanti l'approccio non convenzionale e il connubio fra strumenti tutto sommato "tradizionali" e apparecchi self-made i cui nomi lasciano spazio all'immaginazione: tavola di Flos, monotron, memory pipe. Il risultato finale però non lascia ben intendere cosa c'è dietro, non distinguendosi in modo sostanziale da quanto oggi si può ottenere con sequencer, drum machine e synth. Vederli all'opera dal vivo darà sicuramente tutt'altro spessore alle loro composizioni, a dimostrazione che nel 2015 molti dischi sono poco più che portfolio degli autori.
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DP|N|P - Benthic (Triple Moon)
Il fondale marino, strato sabbioso intriso di organismi e sostanze nutritive in cui prosperano i frutti di mare. Benthic è dedicato a questo particolare habitat, la "zona bentonica", ma è un po' una scusa per sondare le profondità dell'animo umano. Facile immaginarsi echi attutiti dalle acque, gorgoglii, sorgenti sonore nascoste e misteriose, droni distorti dalle correnti. A queste suggestioni i DP|N|P aggiungono vocalizzi femminili dall'impressione rituale e onirica. Stefano De Ponti all'elettronica, chitarra preparata e field recordings, Vincenzo Nazzaro alla chitarra ed effetti e Cristina Pullano alla voce: una collaborazione a distanza dalle atmosfere immote (concretizzatasi nell'arco di due anni) che se fosse stata disponibile solo un paio di mesi prima avrebbe potuto salvare dei malcapitati dai disgustosi assalti reggaeton delle spiagge nostrane. Musica per assopirsi al sole, o per sognare di farlo.
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Fennesz & Ozmotic - Aireffect (Folk Wisdom/ SObject)
Prestigiosa collaborazione per il duo torinese degli Ozmotic, che per questo progetto si avvale dell'apporto del notissimo sperimentatore austriaco. Annunci istituzionali preregistrati che si mescolano a richiami di fruttivendoli, campanacci delle greggi e bassi atmosferici, background magmatico per una colonna sonora noir destrutturata, dalla tensione sottile e inspiegabile messa in evidenza dalle trame del sax. Ritmi tenuti alla catena talvolta si palesano in ricordi anni Novanta. Fennesz ha abituato chi lo conosce a soluzioni ben più azzardate, comunque Aireffect è un album ben congegnato, dalle atmosfere notturne e urbane, segnato da una malinconia di fondo che viene chiarita nella traccia conclusiva: vi compare un messaggio in segreteria telefonica (gli anni Novanta, ancora) di un'innamorata, con tutta probabilità respinta.
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giovedì 25 giugno 2015
Lino Capra Vaccina @ O', Milano - 22/06/15
"Grazie Internet": di solito si dice quando si vedono video di gatti vestiti da supereroi o di Iva Zanicchi che defeca in diretta tv. In questo caso invece il ringraziamento è giustificato. Lino Capra Vaccina è un percussionista, che negli anni 70 ha fatto parte degli Aktuala e dei Telaio Magnetico di Franco Battiato (durati lo spazio di un breve tour), autore nel 1978 di Antico Adagio, album degno di nota ristampato di recente da Die Schachtel. Una copia in vinile della prima stampa privata è stata venduta su Discogs a 250 euro, per finire sicuramente dimenticata su uno scaffale ricolmo di costosissime rarità, la versione in cd dei primi anni Novanta pubblicata da un'etichetta che con un eufemismo si potrebbe definire "minore" è valutata sui 90. Questo per dire che anche per il più minuzioso degli appassionati Lino Capra Vaccina fino a qualche mese fa era soltanto un nome curioso. È appunto grazie alla rete, e al suo ruolo nel mettere a disposizione opere introvabili nell'era della copia fisica, che Lino Capra Vaccina si trova davanti un pubblico di duecento persone. Come accennavo in un articolo di qualche tempo fa, si sta riscrivendo la storia della musica, dell'arte e più in generale delle opere dell'ingegno, finora resa parziale da aspetti accessori quali tirature elevate, uffici stampa aggressivi, spazio limitato dedicato dalle testate anche specializzate.
L'umiltà quasi imbarazzata di questo musicista racconta di decenni di oblio. Il suo vibrafono ("lo strumento più bello del mondo"), accompagnato da un'insolita formazione con violino, oboe e (misurata) tastiera, disegna paesaggi campagnoli, estatici, immoti come un gregge di pecore intento a brucare prati verdissimi, e coglie a tratti atmosfere rituali care agli estimatori della psichedelia più nascosta. Gli splendidi risultati di questi esperimenti non sono lontani da quelli di certo isolazionismo post-rock (Tortoise, soprattutto) arrivati decenni dopo. Non si può far altro che meditare sospesi nel vuoto, spinti dalle "vibrazioni" che (spiega Lino) "muovono la materia, sono la radice di ogni cosa". Mettersi a discutere su un'affermazione che pare uscita da una comune hippy al termine di un concerto così profondo sarebbe una questione di lana caprina, o meglio di Capra Vaccina.
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venerdì 19 giugno 2015
Video Sound Art @ Museo Della Scienza, Milano - 06-12/07/15
Per la seconda volta questo festival focalizzato prevalentemente sulle arti visive verrà ospitato da un vasto padiglione del Museo della Scienza dominato da un trancio di transatlantico: la fiancata del "Biancamano" sarà schermo per le proiezioni dei videoartisti, alcuni di caratura internazionale come Aaron Koblin, direttore del Data Art Creative Lab di Google, o il giapponese Daito Manabe. La programmazione musicale della rassegna ha il suo punto di forza nella performance per pianoforte solista del compositore inglese Greg Haines (il 10). Musicista dalle basi classiche e già collaboratore della ormai superstar Nils Frahm, nonostante la giovane età vanta una nutrita ed eclettica discografia in cui ha esplorato tematiche ambient basate sugli archi, come sperimentazioni ai synth analogici che sconfinano nella dub techno e nel drone, come sonorità più "facili" (con il recente progetto "Greg Gives Peter Space") ispirate dal dub/reggae giamaicano. Scorrendo il resto della programmazione si fa senz'altro notare il producer torinese Vaghe Stelle (l'11), votato a una dance music che discende da krautrock e psichedelia. Prezzi modici per i concerti, gratuite le proiezioni: un'ottima iniziativa per iniziare bene l'estate.
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lunedì 25 maggio 2015
Oren Ambarchi + Dean Roberts @ Standards, Milano - 25/05/15
È sempre bello quando apre un posto nuovo, ancora di più quando dietro ci sono due tra i più attivi esponenti delle scene sperimentali come Alberto Boccardi e Nicola Ratti. Oltre ad essere il loro studio/base operativa, Standards è concepito per ospitare concerti, inutile precisare che saranno "di un certo tipo". Per questo evento inaugurale la sala, ancora odorosa di vernice, è stipata da una quantità di folla che il Milan a San Siro quest'anno non ha mai visto. Non si tratta di martiri della fede calcistica inclini al masochismo, ma del fior fiore del pubblico milanese più curioso, c'è anche qualche grande nome.
La chitarra acustica di Dean Roberts, cantautore neozelandese fuori dagli schemi, apre le danze (si fa per dire). Un set scheletrico fatto di rumori umorali e voce incrinata da una sofferenza interiore non detta: c'è qualche spunto interessante, ma non è pane per i denti dei lettori di Frequencies. Mentre i glutei cominciano a dolere per quella sindrome da gradinata di cemento che chi ha frequentato gli stadi quando i numeri dei calciatori arrivavano all'11 ben conosce, Oren Ambarchi imbraccia la chitarra. L'australiano, tra i musicisti più brillanti comparsi in ambito ambient/drone negli ultimi 15 anni (il più brillante?) inizia con dei crepitii magnetici che ben presto si dilatano in un drone, con una nota di mi basso in loop a comandare un ritmo lentissimo. Il tempo si cristallizza, vedo gli spettatori disidratarsi sotto i miei occhi... finchè Ambarchi non intraprende un rumoroso e interminabile assolo che mi riporta alla realtà. Sensazioni di noise giapponese (Keiji Haino, Suzuki Junzo) che gradualmente si placano, portando a conclusione la performance con gli stessi temi esplorati nella parte iniziale. Circolarità zen. Fuori è buio: prima non lo era.
ps
Si ringrazia l'organizzazione per l'apprezzata fornitura di fave e pecorino.
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sabato 23 maggio 2015
Savana #Mash @ Fabbrica del Vapore, Milano - 22-23/05/15
Signore e signori, abbiamo un vincitore. Col beneficio del dubbio, dubito però che Dj Khalab o Nigga Fox (non visti) possano aver rivaleggiato col concerto incendiario regalato da EEK e Islam Chipsy. Costoro, tre giovani egiziani con due batterie e una tastiera, sparano in faccia al pubblico ritmiche assordanti, linee melodiche che conquistano. È chiaro: l'intento è di fare più casino possibile, senza compromessi. Sorrisi stampati come quelli dei bambini che aprono i regali di Natale, felicità sincera. È chiaro: si divertono tantissimo sul palco. Non c'è un attimo di tregua, Islam ha uno stile pianistico percussivo, come se non bastassero le due batterie all'unisono, le melodie (probabilmente nient'altro che motivi popolari egiziani ricontestualizzati, vitaminizzati) trasmettono l'entusiasmo e la foga dei Ramones, dei Motörhead, degli Atari Teenage Riot. La colonna sonora di una rivolta gioiosa e vincente: questa dovrebbe essere la musica da sparare ad alto volume dai sound system incancreniti delle manifestazioni di piazza nostrane. In giacca di pelle ornata di catene, t-shirt col teschio, borchie applicate artigianalmente qua e là e Timberland bianche che di sicuro ritiene elegantissime, Islam invita la parte del pubblico rimasta fuori (a guardare dai finestroni, o col naso incollato allo smartphone, ma perchè) a entrare, a unirsi alla sua festa irresistibile. Ma purtroppo il milanese non si entusiasma mai. Procuratevi senza farvi domande il loro devastante album di debutto "Live at the Cairo High Cinema Institute" (Nashazphone, 2014) mentre vi racconto di cos'altro ho visto a questo festival.
Lichens: un flight case di modulari, vocalizzi orientali su droni analogici, cicalini, i visuals sono impossibili screen saver retrofuturisti dalla granulosità anni 70. Dovrebbe comporre una colonna sonora per qualche film di fantascienza surreale, sulle tracce di ciò che hanno fatto Mica Levi per Under the Skin o Sinoia Caves per Beyond the Black Rainbow. Inaspettatamente però, è stato meno convincente dei citati.
Hassan Khan: un artista multimediale egiziano che propone una performance basata su campionamenti di gamelan, fra ripetitività, addensamenti e, a tratti, bordate di cassa dritta piuttosto ignorante. Mi ricorda The Culling Is Coming dei 23 Skidoo, ma penso che la comprensione delle sue performance sonore sia limitata se non viene collegata al suo lavoro come artista visuale. Set comunque interessante.
Awesome Tapes From Africa: il dj set di Adam Shimkovitz è sempre una garanzia, le sue musicassette provenienti dai più misteriosi recessi dell'Africa Nera mostrano istantanee di un pianeta torrido e lussureggiante al confronto del quale il funk sembra roba fatta da svedesi introversi. Impossibile restare impassibili, inutile provarci con Shazam.
Al-Doum & the Faryds: la band milanese che cerca la rotta per per gli spazi siderali tramite la strumentazione orientale ammalia con il suo armamentario di sitar, oud e tablas. Presto però vira verso suoni che ricordano la neopsichedelia inglese dei tardi anni 80 (Ozric Tentacles e affini) mostrando di trovarsi a suo agio anche in questo contesto.
El-Mahdy Jr.: il dj turco-algerino stupisce per l'atmosfera oscura e apocalittica, fra field recording, droni striscianti, dub, marce militari su proclami arabi che potrebbero essere comunicati dell'Is. Ogni tanto sgancia ritmi da illbient newyorkese d'annata, volutamente non insiste, il disagio ha il sopravvento. Sarebbe perfetto per un pomeriggio claustrofobico a un festival come l'Atonal di Berlino.
Purtroppo non ho potuto assistere alla programmazione nella sua interezza, dai talk, che ormai sono un'apprezzata costante delle produzioni S/V/N, agli showcase pomeridiani, con dj set di Helm e Rabih Beaini, nè mi sono tuffato nella Disco Fair per non correre il rischio di lasciare etti di cambiali sugli stand della Pan o della Honest Jon's... lo scopo di questa manifestazione dedicata alle musiche post-globalizzazione mi sembra pienamente raggiunto. Mi aspetto che in futuro si propongano anche sonorità e artisti di diversa estrazione rispetto all'area mediterranea che ha caratterizzato questa prima edizione, magari con un altro Islam Chipsy, giunto a noi europei semplicemente grazie a un video amatoriale caricato su Youtube.
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mercoledì 20 maggio 2015
Boiler Room @ Luogo segreto, Milano - 11/06/15
E fu così che dopo essere stata ospitata da ben 65 città tra le quali Asheville, Bialystok, Curitiba, Göteborg e Leeds, la Boiler Room approda finalmente a Milano (merito dell'Expo???). Per chi non sapesse di cosa si tratta, Boiler Room nasce nel 2010 come streaming audio/video di dj set privati, aperti al pubblico solo su invito, in piccole location non comunicate. Ha questo nome perchè la prima sessione ha avuto luogo in una sala caldaie londinese, con una webcam attaccata col nastro adesivo... e il successo è immediato: centinaia di migliaia di visite per ogni trasmissione, con picchi milionari quando gli ospiti sono Richie Hawtin, Sven Väth o Carl Cox. Cinque anni dopo, la trasmissione vanta oltre duemila registrazioni, l'appuntamento da settimanale è diventato quasi quotidiano, propone costantemente novità underground, si apre anche a musiche che esulano dal mondo del clubbing, gestisce palchi di festival, ospita sul sito interventi di videoartisti. Di questa ancora misteriosa tappa milanese siamo al corrente della presenza di Todd Terje, Dj Harvey e Young Marco: una line up colorata all'insegna di disco, funk, house, mani al cielo, coriandoli e sorrisi. Il gioco sta nello scoprire dove si svolge e nella caccia ai preziosi pass per accedere. Mille punti-scena a chi ci riesce, duemila a chi riesce anche a farsi inquadrare.
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Chris Corsano & Massimo Pupillo + Stefano Pilia @ O', Milano - 20/05/15
Si comincia con Stefano Pilia, uno che tiene in piedi da solo l'intera scena del rock italiano visto che suona la chitarra contemporaneamente con Afterhours, Massimo Volume e In Zaire... ma i suoi lavori solisti si discostano parecchio (e per fortuna) dal concetto di "rock", oggi presenta il nuovo album "Blind Sun New Century Christology" (Sound of Cobra) con una progressione noise di chitarra elettrica suonata con l'archetto, filtrata sino a divenire sottofondo di strutture melodiche fra blues primordiale e primitivismo americano eseguite con una Silvertone vetusta e scalcinata nell'aspetto esteriore quanto pulita nel suono.
i droni densi e a combustione lenta di Massimo Pupillo sono la lavagna su cui Chris Corsano può scarabocchiare liberamente con le sue improvvisazioni ritmiche. Visti i problemi di convivenza col vicinato dello spazio dell'Isola, i due eseguono un set definito "acustico" che in pratica consiste in Corsano che suona solo con le mazze o le spazzole, e in Pupillo che non mette il volume a 11: l'elettricità è controllata ma comunque palpabile, materica, intensissima. Il finale viene lasciato completamente al batterista statunitense mentre le stratificazioni del bassista degli Zu si riducono ad un ronzio lieve.
Due concerti di alto livello, gratificati dalla presenza di un pubblico attento che non è più solo composto di addetti ai lavori: si ingrossano le fila dei semplici appassionati che rompono gli schematismi musicali per cui un concerto simile in epoca precedente al web 2.0 avrebbe radunato (ad andar bene) una decina di spettatori. Un ragionamento complesso (e basato su indizi ancora embrionali, almeno dalle nostre parti) che prometto di approfondire prossimamente e che a mio parere porterà a una completa riscrittura della storia della musica del secolo scorso, finora troppo condizionata da successi commerciali, visioni geograficamente e stilisticamente limitate e scelte critiche soggettive.
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martedì 19 maggio 2015
Terraforma @ Villa Arconati, Castellazzo di Bollate - 12-14/06/15
L'edizione inaugurale lo scorso anno ci ha dato per la prima volta la sensazione di vivere un vero festival a due passi da Milano: di quelli col campeggio, di quelli in mezzo alla natura, di quelli che iniziano a mezzogiorno mentre il pubblico ancora si deve riprendere dalla serata precedente, di quelli popolati da spettatori provenienti da mezza Europa, di quelli coraggiosi, che non chiamano nomi solo per far cassa circondandoli di inutili comprimari, ma propongono line up sensate e non scontate. L'idea di organizzare dei talk con alcuni degli artisti, che ritorna anche per il 2015, dice molto sullo spirito che anima il festival: capire, imparare, condividere, alimentare una consapevolezza sia musicale che ambientale. La line up è sempre fondata su radici di elettronica, i cui germogli sono attratti dall'Africa, dall'Asia, dal jazz e dal dub. Nel tronco possiamo collocare un pioniere come Charles Cohen, simbolo vivente del sound del sintetizzatore Buchla, affiancato da sperimentatori più moderni ma altrettanto validi come Keith Fullerton Whitman e Robert Lippok, e da Donato Dozzy & Nuel che portano dal vivo il loro capolavoro di ambient psichedelica Aquaplano. Il versante dance sarà assicurato dalla techno di Convextion e Marco Shuttle, dall'IDM di Bochum Welt e dai mentalismi dominati dal basso degli Itinerant Dubs, mentre Rabih Beaini farà saltare il banco e gli spettatori con ritmi mediorientali da tumulto di piazza. I rigogliosi virgulti che cercano terreno vergine dove mettere nuove radici sono rappresentati dagli indonesiani Senyawa, che già hanno messo a ferro e fuoco l'Auditorium San Fedele un paio di mesi fa scansando ogni possibile catalogazione e che attendiamo con curiosità nel contesto boschivo, dal vulcanico percussionista free jazz Hamid Drake e dall'ex technocrate Mark Ernestus, ora sofferente di mal d'Africa: fu lui qualche anno fa a portarci gli incredibili Jeri Jeri nel giardino della Triennale, chissà cosa avrà in serbo questa volta. Per quanto mi riguarda, quando mi addormenterò con il set meditativo e ipnotico di Gea Brown, sarò felice.
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venerdì 15 maggio 2015
Robert Henke @ Auditorium San Fedele, Milano - 15/05/15
L'ultimo appuntamento con la rassegna Inner Spaces curata da S/V/N e dall'Auditorium San Fedele mette sotto i riflettori l'attore protagonista di questa serie: l'acusmonium. Stavolta l'impianto è in prima linea sul palco, gli studenti dei corsi di musica elettronica del conservatorio che compongono la Laptop Orchestra "1H20Nein" si accomodano dietro, quasi nascosti, per eseguire brani di Stockhausen e Parmegiani. Una prova didascalica (non si può pretendere di più) esaltata dall'ariosa spazializzazione sonora.
Ma gli spettatori aspettano solo Robert Henke, figura unica di musicista, ingegnere, sound designer, autore di installazioni, inventore e sviluppatore di strumentazione elettronica (ha fatto parte del team di sviluppo di Ableton Live). Se nel 2015 quasi chiunque può essere in grado di creare musica elettronica con il computer, Henke può prendersi buona parte del merito. Accostando l'acusmonium a una figura di tale spessore ci si aspetta l'inaudito. Il musicista si accomoda al banco regia, solo l'impianto sul palco, la sala nel buio totale, che l'esperienza immersiva abbia inizio. Ad occhi chiusi, concentrati sul suono originato verosimilmente da registrazioni ambientali processate, si percepiscono (opinione soggettiva) massi sospesi nel vuoto che ruotano con lentezza estenuante, tangibile, gravosa. Attorno ad essi danzano sciami di insetti ignoti, ruscelli, gocce di pioggia in una pozzanghera di fango o su un tetto di legno, cateratte di ghiaia, risonanze di tubi metallici lunghi chilometri, la risacca, altra pioggia, un'alternanza di momenti coriacei e cristallini. Basse frequenze di elettricità statica messe in evidenza da subwoofer densissimi chiudono la performance, causando prurito.
L'esperienza è insolita, molto apprezzata dalla fetta di pubblico meno avvezza a spettacoli di questo genere, ma ci sono delle riserve. Come agli albori della musica stereofonica le registrazioni tendevano a esagerare l'effetto con suoni che balzavano senza sosta da un diffusore all'altro, come le prove di trasmissione della tv a colori consistevano in immagini di fiori sgargianti dai contrasti impossibili, l'intenzione di spingere l'acusmonium sempre al limite a lungo andare sortisce l'effetto "dimostrazione": un amico ha osservato, giustamente, "sembrava volessero vendermi un acusmonium". Il presunto realismo delle sonorità è un superrealismo sintetizzato che i sensi riconoscono come simile, ma che nelle modalità di diffusione non somiglia affatto alla realtà. Una sensazione particolarmente evidente nel caso di Henke che ha tratto la sua performance da registrazioni di alcuni tra i fenomeni naturali più sfruttati acusticamente. La sua ricerca sembra ormai cristallizzata, senza voler togliere nulla alla basilare importanza di questo artista in più ambiti: la sperimentazione oggi guarda altrove.
pubblicato in origine su frequencies.eu
giovedì 7 maggio 2015
Mike Cooper @ Acquario Civico, Milano - 07/05/15
"Tranne me e te tutto il mondo è pieno di gente strana. E poi anche te sei un po' strano."
(Learco Pignagnoli, in "Opere Complete di Learco Pignagnoli" di Daniele Benati)
Il concerto di Mike Cooper viene introdotto da una piacevole chiacchierata con quest'uomo dalle innumerevoli esperienze. In cappello di paglia e t-shirt tropicale d'ordinanza, racconta episodi della sua vita: nato musicalmente come bluesman, conosce Howlin' Wolf e John Lee Hooker, si appassiona alla musica hawaiiana vedendo per caso un filmato della British Pathè (sorta di Istituto Luce d'oltremanica) dedicato a un'orchestra inglese degli anni Trenta (Felix Mendelssohn and his Hawaiian Serenaders) che si esibiva nel ristorante del museo delle cere di Madame Tussaud, si dedica all'improvvisazione, al free jazz, attraversa con curiosità la stagione del post punk e della no wave. È uno di quegli uomini fortunati che sa trasformare i casi e le difficoltà di tutti i giorni in opportunità: perde il lavoro, la casa discografica non gli rinnova il contratto? Benissimo, lui si sposta in Spagna e si occupa di verniciatura delle piscine. Conosce una donna romana di cui si innamora? Si trasferisce a Roma dove vive da ben 27 anni, viaggia con lei in lungo e in largo per le isole del Pacifico. Sembra una vita progettata in laboratorio per essere avventurosa: il padre percussionista per un'orchestra da ballo, parte dell'infanzia in Australia, gioventù in Inghilterra negli anni Sessanta (il posto migliore, all'età migliore, dove aver vissuto nel secolo scorso)... Simpaticissimo, si starebbe ad ascoltarlo per ore. E si ritrova settantenne ad esibirsi sotto le piante del giardino dell'acquario in una serata già tiepida ma non ancora funestata dalle zanzare. Al posto giusto nel momento giusto.
Munito di slide guitar, loopstation ed effetti, da lui ci si aspetterebbero ambientazioni sonore da ideali isole dei mari del Sud dove la preoccupazione maggiore è levarsi la sabbia dalle scarpe, ma il suo tropicalismo oceanico non è fatto solo di collane di fiori. Appena tocca l'elettronica, la vena improvvisativa materializza immagini di capanne erette troppo vicino al bagnasciuga che vengono spazzate via dalle mareggiate, ronzii insistiti percepiti nell'incoscienza mentre i soccorritori vi praticano la respirazione bocca a bocca, il dramma sottinteso da un surf che torna a riva da solo. La voce di Mike Cooper, stentorea e ovviamente debitrice delle sue radici blues, declama litanie fatte di liriche stralunate, figlie di un flusso di coscienza che, non si capisce come, si adatta perfettamente ai suoi costrutti musicali. Ricorda in questo lo stile di un contemporaneo cantore dell'assurdo come Richard Dawson, adattato a un contesto completamente diverso: non il disagio industriale di Newcastle, ma i drammi occultati dalle palme da cartolina di Tahiti. Un'oretta, e i pesci dell'acquario possono riprendere il loro tran-tran quotidiano fatto di meticolose misurazioni delle dimensioni della vasca. Tranne le murene e il polpo, sempre rintanati nei loro pertugi. Un doveroso ringraziamento agli organizzatori di questa anteprima del Terraforma Festival, che lo preannuncia come appuntamento nuovamente irrinunciabile per gli appassionati di musica fuori dagli schemi.
pubblicato in origine su frequencies.eu
martedì 5 maggio 2015
Oren Ambarchi + Dean Roberts @ Standards, Milano - 25/05/15
Uno spazio musicale creato e gestito dagli artisti è merce rara: Standards, che inaugura questa sera, è un'idea di Alberto Boccardi e Nicola Ratti e sarà il loro nuovo studio, concepito anche per ospitare concerti e workshop. L'intenzione è quella di farlo diventare un punto d'incontro per la sperimentazione sonora in città. Si comincia con uno dei più attivi e ricercati "scultori di suono" dei giorni nostri, l'australiano Oren Ambarchi, che si esibirà in solo muovendosi tra drone, ambient, improvvisazione e minimalismo, con il suo arsenale di chitarre e synth. Prima di lui, il chitarrista Dean Roberts, con le sue trame acustiche fra post-rock e cantautorato.
pubblicato in origine su zero.eu