Da una festa battezzata con questo nome, che rimanda alle tradizioni religiose/orgiastiche degli antichi Romani (dalle quali si è tramandata l'usanza dello scambio di doni), ci si aspetta un ampio catalogo di eccessi: i Saturnalia storici includevano sia il significato del moderno Natale che quello dionisiaco e di effimero sovvertimento del carnevale. Per inseguire tali memorabili effetti gli organizzatori Communion, Haunter Records e Neoma hanno convocato un gruppo di musicisti che agiscono in quel genere (s)fumato tra techno, industrial e psichedelia. Per gli estimatori della cassa tonante ecco Ekman, producer olandese autore di un ibrido techno/electro sporco e dai richiami detroitiani; il duo Abele e Caino, collaborazione fra i due adepti Opal Tapes Oobe e Aniello, che dai pochi indizi scovati in rete sembra proporre un sound sempre caratterizzato dalla cassa dritta ma più introverso; le interessanti trame di techno/bass/industrial di Cage Suburbia. Mentre per le menti più meditative il menu propone l'aberrazione ambient noise Nina (di casa Blackest Ever Black) e i synth cosmici in volo di Von Tesla, più una serie di progetti (non sono ancora stati annunciati tutti) dei quali si sa poco o nulla, quali Deceitful Barren, Ku, Vertical Pig. Notte lunghissima.
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giovedì 4 dicembre 2014
Saturnalia @ Macao, Milano - 19/12/14
giovedì 6 novembre 2014
Russell Haswell @ Erreci Studios, Milano - 29/11/14
Ho scoperto questo esploratore del fastidio nel 1998 su una strana compilation, un minuto di carta vetrata strofinata su un microfono. Collaboratore di estremisti noise quali Merzbow e Pain Jerk, Haswell segue una via radicale che (francesismo) se ne sbatte i coglioni di risultare piacevole. Anzi, ha la faccia di quello che se ne sbatte i coglioni in generale: visto a Boiler Room, ha costretto la regia ad abbassare le luci e stringere l'inquadratura per nascondere la sala svuotata. Qualche beat acido dietro minacce, ma il mood è stato "malato di Parkinson che maneggia il flessibile mentre rovescia un quintale di ghiaia nella tromba delle scale". Integralista granuloso a suo modo anche rarefatto e raffinato. Previste proiezioni su 12 schermi, colonna sonora solo per appassionati di rumori.
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domenica 19 ottobre 2014
Auna @ Zona K, Milano - 14-15/11/14
Si svolge per la prima volta a Milano un raduno di musicisti che vuole rappresentare una panoramica della scena "elettroacustica" italiana, con qualche intervento da oltre confine. Elettroacustica, termine che significa tutto e niente: ci sono i comuni denominatori della sperimentazione, dell'utilizzo di strumenti convenzionali in maniera non convenzionale (e viceversa), di tecnologie spesso povere e di materiale già registrato e riprocessato, ma ogni musicista che si dedica a questa disciplina persegue una sua via personale. Leggendo le biografie degli artisti coinvolti (bisogna citarli tutti: Adam Asnan, Riccardo Baruzzi, Francesco "Fuzz" Brasini, Sebastiano Carghini, Massimo Carozzi, Attila Faravelli, Giuseppe Ielasi, Giovanni Lami, Luciano Maggiore, Enrico Malatesta, Nicola Ratti, Renato Rinaldi, Dominique Vaccaro, Jennifer Veillerobe) si nota che i loro background sono sempre interdisciplinari, spesso accademici, dedicati all'applicazione del suono alle arti visive e performative come all'approccio tecnico e scientifico all'arte sonora. Premesse che rendono questo appuntamento un salto nell'ignoto per lo spettatore medio che troverà quasi magici i modi operandi di questi artisti, che sanno trattare le onde sonore esattamente come uno scultore sa trattare la pietra. Si esibiranno in ensemble estemporanei che vanno dal duo al quartetto, con formazioni e composizioni definite nel corso della manifestazione. Viva l'elettroacustica!
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domenica 5 ottobre 2014
Mohammad @ O', Milano - 27/10/14
Fin dall'alba dei tempi, la Grecia si è sempre distinta per una particolare predisposizione tragica. I recenti disordini legati alla crisi economica del paese hanno naturalmente acuito la vena drammatica del popolo ellenico, sia in ambito sociale che in quello artistico (sono convinto che la fame e la sofferenza siano il principale motore della creatività). Assistiamo quindi a una rinascita greca come non si vedeva probabilmente da secoli, capitanata da filmmaker come Yorgos Lanthimos o Athina Tsangari e musicisti come i Mohammad, per i quali mi è stato appena suggerito l'aggettivo "tombali". Pervaso da una rigidissima serietà stilistica, questo trio si avvale di violoncello, contrabbasso e (limitati) interventi elettronici, ha pubblicato per la Pan di Bill Kouligas e non è di certo il prodotto più allegro dell'etichetta berlinese. Marcia funebre per tutti.
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lunedì 28 luglio 2014
Will Guthrie @ O', Milano - 12/09/14
Presso lo Spazio O' siamo abituati a concerti che a volte rasentano il silenzio. Una scelta dovuta a esigenze di buon vicinato. Questa volta invece avremo a che fare con l'impatto primitivo e martellante di Will Guthrie, percussionista australiano noto in ambiti improvvisativi (ha collaborato con Jérôme Noetinger, tra gli altri). Il suo approccio allo strumento è testardo, minimalista ed estenuante, affine a mio parere a quello di Colin Stetson (strumenti diversi ma ci siamo capiti). Lunghe improvvisazioni alla batteria (disco di riferimento: Sticks, Stones & Breaking Bones, su Antboy, 2012) trasformeranno l'asettico loft dell'Isola in un'ideale grotta dove danzano i falò.
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domenica 8 giugno 2014
Terraforma @ Villa Arconati, Castellazzo di Bollate - 06-08/06/14
Felice aurora, cari amici, mi presento. Mi chiamo Gregorio, sono alto 26 metri e mezzo, sono un platano che vive nel parco di Villa Arconati e sono nato quasi 550 stagioni fa, se non ho sbagliato a contare gli interstizi fra gli anelli del mio tronco. La vita qui è una noia, l'ultima volta che mi sono risvegliato dalla solita quiescenza c'era la dolce contessina che si lasciava violentare da due stallieri, ma era tanto tanto tempo fa, gli esseri umani si coprivano con degli stracci molto diversi da quelli che usate adesso. Nell'ultimo giro di luna però sono successe delle cose eccitanti. Prima arriva una squadra di operai che monta un palco e un bancone fatti di legno levigato, mi sarebbe piaciuto tagliassero anche quei miei due rami vecchi che mi danno fastidio, ma purtroppo non sono in grado di comunicare con voi. Poi piazzano degli scatoloni neri da cui escono delle belle vibrazioni che mi massaggiano le radici, ne avevo proprio bisogno. E poi arrivano tanti esseri umani che dicono parole che non capisco, credo siano venuti apposta da paesi lontani, vuoi vedere che proprio sotto le mie fronde sta finalmente per succedere qualcosa di significativo. Dite che si chiama "musica" e la sentite con le orecchie, io percepisco le vibrazioni della terra. Adesso vi racconto quello che è successo negli ultimi tre giri di sole, che credo ricorderò per tutta la vita. Io di tutto questo non so nulla ma capisco un po' della vostra lingua, le mie radici si estendono fino a metà della radura e passano proprio sotto il palco, cercherò di riportare quello che ho percepito delle vostre impressioni.
Gli umani sono rilassati ma la loro tensione è palpabile (sì, sento le emissioni chimiche che chiamate emozioni), sul palco sale "Tommaso Cappellato" con una "batteria" e degli "effetti elettronici" e inizia a "suonare" una cosa che si chiama "jazz", ma non "normale" dite voi, c'è "un suono d'avanguardia molto piacevole". Ok, le virgolette sono per me che non so di cosa sto parlando, ho l'impressione che per voi queste parole siano familiari, quindi continuo senza, e anche senza giudicare, qui non succede mai niente e mi sta bene tutto. E se non descrivo tutto quello che effettivamente è successo, abbiate pazienza, fatico a mantenere l'attenzione, sono un albero, non abbiate pretese.
Ecco un duo, i Voices From the Lake, live con le macchine, italiani che stanno spaccando tutto a Berlino, fanno un set molto lungo per gli standard a cui siete abituati ed è un crescendo ritmico davvero ben realizzato, la techno è sempre più lontana dalla cassa dritta pura e semplice, nelle propaggini più oscure di questo suono loro sono dei maestri. Viene da chiedersi chi possa, dopo il loro set perfetto, continuare a farvi muovere come un gregge sincronizzato, attività che pare piacervi molto.
Morphosis, secondo il mio seme (che porta con sè la memoria collettiva dei miei antenati) non è proprio un essere umano, assomiglia più a un "orso del Libano" e si accomoda dietro i Technics. Cose pazze, completamente diverse dalle precedenti. Concitazione da tumulto di piazza mediorientale, free jazz cosmico alla Sun Ra (che mi fa crescere di dieci centimetri, come attratto dalle forze gravitazionali di altri pianeti), IDM tellurica e sconosciuta. Il movimento di gregge è più caotico e selvaggio ora, un umano etichettato come "idiota" sale sul palco per chiedere a Morphosis "le canzoni che mettono all'irish pub di Paderno Dugnano" ma viene bruscamente zittito con una zampata ursina. Vi sento definire questa esibizione "disumana": è strano percepire così poca autostima di specie, voi che amate pavoneggiarvi anche senza meriti sotto le luci della ribalta... "umanissima" dovevate dire. Succede una cosa inconsueta: una luce blu illumina me invece che voi, in tutta la maestosità dei miei 26 metri, lasciando la radura nella semioscurità. Sono forse la star di questa cosa? Proprio io? Grazie cari. E lo so, vi piace impollinarvi al buio e questa è la vostra stagione. Infatti sento dei mugolii maschio-femmina provenire da una scatola chiamata "cesso chimico". Eroi.
Voi esseri semoventi quando mettete radici in qualche posto avete bisogno di succhiare continuamente dei liquidi, proprio come me. Su questa fondamentale tematica sento del disappunto: "che menata i tokens", "puntano sull'ecosostenibilità e poi chiedono cinque euro per del piscio di cane industriale", "andiamo nella corte di fianco alla villa, c'è un bar con delle ottime birre artigianali allo stesso prezzo", e "tanto con queste pause geologiche fra un concerto e l'altro facciamo in tempo". Mi sembrano argomentazioni che non possono lasciare indifferente la macchina organizzativa.
Secondo giro di sole, fatico un po' a risvegliarmi, che tutte queste emozioni non le vivevo da centinaia di stagioni. Norberto Lobo è un chitarrista portoghese dalle atmosfere desertiche e twangy, il riferimento più evidente è quello a Ry Cooder. Vengo distratto dall'eccitazione sinaptica degli alberelli del bosco, dove un affascinante signore francese, Ghédalia Tazartès, sta raccontando storie della sua famiglia. Lui, parigino dalle origini talmente complesse da poter essere considerato apolide, ha creato con la sua voce e le sue registrazioni su nastro una spontanea cosmogonia esotica, fra il Mediterraneo e Tuva, fra il nord Europa e l'Africa subsahariana. Canta, fra l'invocazione e il lamento, su basi di origine non rintracciabile. Il gregge umano, disseminato fra bancone e ombreggiature nella canicola ancora inattesa, è immoto e stupito.
Pasquale Mirra ha uno strumento che poche volte è al centro dell'attenzione, il vibrafono. Suoni per oziare placidamente e arrivare riposati alle fatiche del tramonto. Si sta preparando Burnt Friedman, si installa giù dal palco, synth e laptop posizionati nel bel mezzo della radura, sul palco solo i suoi due monitor. Perchè? "Il protagonista non sono io, il protagonista è il suono". Ha ragione. Capto due parole che si ripetono come una litania di bocca in bocca, "Basic Channel, Basic Channel, Basic Channel". Tardo pomeriggio, raggi solari che filtrano obliquamente, bassi morbidi che diluiscono le droghe in circolo, rotear di potenziometri che spreme le ultime gocce di principio attivo.
Pierre Bastien è un artigiano, un eccentrico inventore di due secoli fa o un orologiaio forse. Ha un apparecchio magico costellato di ingranaggi, emette ticchettii, soffi, ronzii. Miscelati splendidamente con campionamenti da dvd che raffigurano batteristi swing e big mamas del blues primordiale, una tromba ammaccata e con la sordina, archetti e pifferi montati sul marchingegno. Piace così tanto che il bis è inevitabile: dal cielo cala un piccolo drone dai lampeggianti rossi e blu (trovata della produzione? Guardone in cerca di coppiette? Psicopolizia?), e lo straniamento distopico è completo: davanti, il suono meccanico da cartolina ingiallita della rivoluzione industriale; sopra, il mulinare di pale di un inquietante futuro controllato. I battimani e le vostre secrezioni ormonali mi lasciano intendere che Pierre Bastien vi è piaciuto più di tutti. Anch'io lascio che le mie foglie stormiscano un po'.
Secrezioni che con i due concerti successivi scemano subito, Thomas Fehlmann è inchiodato alla tech house di dieci anni fa, e Millie & Andrea assordano con un tentativo provinciale di UK Rave, 1989 circa. Vi sento dire che Andy Stott (aka Andrea) è sempre stato sopravvalutato nelle esibizioni live, meglio se avessero chiamato solo Miles Whitaker (aka Millie). Ah, ma è troppo pestone, è troppo minimale, perchè non chiamare direttamente gli Altern8 che sono storici e probabilmente non costano di più, eh, ma sono cose fuori contesto (non so, se le portavano potevano pure piacermi). Poi mi addormento, che dopo una cert'ora devo russare anidride carbonica, mi perdoni Heatsick se senza stimoli i miei percettori radicali perdono sensibilità. Ma non fatemi tornare subito alla quiescenza, vi prego.
Una nuova aurora: riprendo conoscenza dell'ambiente circostante mentre suona il chitarrista James Blackshaw, quasi ignorato dal gregge umano oziante che oggi produce un odore strano, come di cipolla marinata. Non comprendo questo comportamento, dato che i vostri costumi riproduttivi non prevedono l'intervento degli insetti. Volcov, veterano italiano edito dalla Rephlex, se la cava (bene) col mestiere e con l'imprinting braindance che smuove i più intraprendenti, il duo Deadbeat/Tikiman convince con un intenso aroma di abete rosso del Canada e palma da cocco caraibica: i bassi di Deadbeat creano miraggi, Tikiman alla voce non esagera mai, puntando più su effetti distorsivi che sul desiderio di arringare il pubblico. Suggestioni botaniche tropicali che continuano con Sister Patti, bass music lussureggiante che sfocia in un esercizio di sempreverdi roots/reggae.
Non fatemi tornare alla quiescenza, sradicatemi e portatemi con voi, mi basta uno spartitraffico, mi hanno detto che lì ci sono sempre cose interessanti da vedere, i tamponamenti e le imprecazioni, i vigili urbani e i cani che cagano, delle cose grosse che si chiamano autobus... l'ultima cosa che sento è "Terraforma torna fra quattro stagioni"... bene, per me è un attimo. Mi chiamo Gregorio, vi aspetto.
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domenica 1 giugno 2014
Guardian Alien + Jealousy Party @ Torchiera, Milano, 26/06/14
La psichedelia contemporanea raggiunge abissi di straniamento sempre più profondi. Come nei casi di rapimento alieno, l'esatta successione dei fatti si può ricostruire solo tramite l'ipnosi regressiva; come nelle antiche culture che hanno raffigurato presunti incontri con esseri venuti dallo spazio, le percussioni (i primi strumenti) ricoprono una posizione centrale nella musica dei newyorkesi Guardian Alien (per tacer della droga). La smania di documentare con lo smartphone per una volta sarà comprensibile, visto che non ricorderete nulla. Buon per gli stralunati veterani Jealousy Party, che suonano prima e meritano attenzione.
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martedì 27 maggio 2014
Atonal 2014 @ Kraftwerk, Berlin - 20-24/08/14
Immaginate una cattedrale a tre navate, per struttura e dimensioni simile al Duomo di Milano. E' il Kraftwerk, immensa centrale energetica della fu-Germania Orientale, dedicata oggi al culto del rumore e dei bassi (una piccola parte di questa costruzione è il Tresor). Lo scorso anno l'Atonal ha riunito per un'intera settimana un conclave di producer dai suoni potenti e oscuri (tra i tanti Roly Porter, Cut Hands, Kangding Ray, Murcof, Raime) accanto a sperimentatori vecchi e nuovi come Glenn Branca, Z'ev, Rashad Becker o Brandt Brauer Frick Ensemble. Per quest'anno ancora nessuna rivelazione sulla line up, previste due anteprime (al Tresor e ad Amsterdam). Attenzione alle travi metalliche nascoste nel buio!
pubblicato in origine su zero.eu per la guida Zerofestival
lunedì 19 maggio 2014
Terraforma 2014 @ Villa Arconati, Castellazzo di Bollate - 06-08/06/14
Il terraforming è una branca della fanta- (per ora) scienza in cui astrofisici e biochimici collaborano allo scopo di trasformare l'ambiente di un pianeta per renderlo abitabile dall'uomo. Le ricerche in questo campo si stanno concentrando soprattutto su Marte, ma i metodi pensati finora (introduzione di gas serra nell'atmosfera, di microorganismi produttori di ossigeno, posizionamento in orbita marziana di enormi specchi che sciolgano i ghiacci polari) impiegherebbero centinaia di migliaia di anni per ottenere risultati. Fermo restando che non possediamo la tecnologia per metterli in atto. Nonostante ciò, esiste nel deserto dello Utah una base in cui si sperimenta un surrogato della vita umana su Marte (desert.marssociety.org, cercano volontari per il 2015, fatevi avanti). Se vi sembra troppo fuori mano, forse Castellazzo di Bollate è più adatto. Gli esperimenti si fanno anche qui, sia musicali (una line up ricercata e avanguardista in ambito prevalentemente elettronico e jazz, il sottoscritto consiglia Ghédalia Tazartès, Pierre Bastien, Heatsick, Voices From the Lake, ma il livello medio è davvero elevato) che ambientali. Già il fatto di posizionare il palco nel bosco della Villa è una sterzata decisa per chi negli ultimi anni ha visto dei concerti ambientati sì accanto a uno splendido monumento storico, ma sotto un preservativo gommoso. Gli organizzatori di Terraforma puntano molto sul palco, realizzato con materiali ecosostenibili e integrato con la vegetazione, e sulle attività collaterali (workshop, mercato a chilometro zero), che dovrebbero garantire un festival "vivo" anche quando non ci sono concerti. Ecco, forse scomodare Thoreau per presentare l'area campeggio è un po' azzardato dai. Gli esperimenti volti a trasformare la bassa Brianza nello Utah sono tutti falliti.
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martedì 6 maggio 2014
Sir Richard Bishop + Delaney Davidson @ Cox 18, Milano - 23/05/14
Un nome da imperialista inglese, di quelli che nei secoli passati hanno regalato la pax britannica a cannonate agli indigeni di mezzo mondo, colmando le casse reali di pietre preziose e spezie. Calmi, Bishop non è nemmeno inglese ma è il chitarrista degli storici Sun City Girls, sperimentatori folk/noise/impro di rara imprevedibilità, più recentemente con i Rangda. Da solo, vagabonda nel primitivismo americano caro a John Fahey appropriandosi di influenze che vanno dal flamenco alla musica araba. Detta così, sembra che l'indole del conquistatore ce l'abbia davvero, sarà per questo che si fregia di un titolo nobiliare posticcio?
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giovedì 3 aprile 2014
Rashad Becker @ O', Milano - 18/04/14
"Come avere una mucca in casa" diceva un tempo la pubblicità di un'azienda produttrice di latte. Se i muggiti del docile ruminante venissero per assurdo registrati e masterizzati da Rashad Becker (tra gli ingegneri del suono più apprezzati oggi) sarebbe davvero come averlo in tinello. Dopo aver lavorato con tutti, da Nicolas Jaar a Fennesz, da Mika Vainio a Shackleton, salta il banco di regia e tira fuori un disco a suo nome (per la sempre più indispensabile Pan di Bill Kouligas): synth analogici, glitch, drone e vibrazioni da spazio profondo avviluppati da un suono di profondità rara. Ah, buongiorno Nicolas, il caffè è sul fuoco.
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lunedì 3 marzo 2014
Von Tesla + Nicola Ratti @ Arci Malabrocca, Pioltello - 21/03/14
L'Italia è meglio di come la si dipinge/1. Almeno nell'ambito della musica elettronica. Il nome di Von Tesla dirà poco al non addetto ai lavori, tre album di cui il recente "Raised by Clear Acid" edito dalla caposcuola Boring Machines, sound drammatico e strumentazione analogica, video affascinanti. Insomma tutto quello che ci vuole per ottenere riscontri di critica e pubblico (se solo fossero attenti). Ma si sa, i funghi porcini non si trovano in mezzo al sentiero, bisogna infangarsi per tornare a casa col cestino pieno. Per vedere Von Tesla (accompagnato dall'elettroacustica di Nicola Ratti) dovrete guardare sotto i cespugli di Pioltello, dove se sarete fortunati vi imbatterete nel circolo Arci Malabrocca. Non credo che il TomTom vi possa aiutare.
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Haunter Records Night @ Macao, Milano - 20/03/14
L'Italia è meglio di come la si dipinge/2. Se un festival tematico e prestigioso come il berlinese Atonal (solo le propaggini più oscure dell'elettronica) presenta in line up mezza dozzina di producer italiani un motivo ci sarà. Se la Stroboscopic Artefacts di Lucy miete successi un motivo ci sarà. La milanese Haunter Records ha ancora tutto da dimostrare ma è sulla strada giusta, suoni sporchissimi da tecnologia difettosa, programmaticamente editi in cassetta (i talebani dei vinili tornino a spolverarseli). Fra rave illegale, industrial e lo-fi, con Lumisokea (Opal Tapes), Cage Suburbia (Haunter) e dj set di Red Army Fracture. A ballare con la maschera antigas, che tanto non si limona.
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