Diceva Francis Scott Fitzgerald, fra un Gin Rickey e l'altro: "non si scrive per dire qualcosa, si scrive perchè si ha qualcosa da dire". Un aforisma che si può applicare a qualunque campo dell'espressione umana. Quindi, cos'ha da dirci Robert Curgenven, australiano trapiantato in Cornovaglia, con la sua musica? Il suo album più recente, "Climata" (Dragon's Eye, 2016), è un interminabile doppio cd dominato dallo stesso drone analogico, carico di elettricità, che attraversa sei brani lunghi esattamente 19 minuti e 20 secondi ciascuno. Su questo si inseriscono a tratti dei field recording di canti di uccelli, onde del mare, campane, traffico lontano. Ci sono dei crescendo repentini come la volata finale di una corsa di lumache. È a mio parere una rappresentazione di un'attesa ansiosa e impotente, con il drone che interpreta uno stato d'animo, il tempo che si dilata, guardare l'orologio ogni attimo e scoprire, appunto, che è trascorso solo un attimo. Più angoscia che contemplazione quindi, e se l'idea per questo disco è scaturita da una sua inquietudine interiore significa che davvero aveva qualcosa da dirci.
pubblicato in origine su zero.eu
bio...................contact...................facebook...................apparizione..................dj fuco
martedì 10 maggio 2016
Robert Curgenven @ O', Milano - 17/05/2016
giovedì 21 aprile 2016
Ambarchi & Brinkmann + R/S @ Auditorium San Fedele, Milano - 02/05/2016
Per l'appuntamento conclusivo della rassegna Inner_Spaces ci troviamo di fronte a due duo (lo so, è brutto, ma si dice così) che non è consueto incontrare dalle nostre parti. I primi a esibirsi saranno R/S, nome dietro cui si celano Peter Rehberg e Marcus Schmickler, autori di una sperimentazione elettroacustica dissonante e drammatica, dalle tinte metalliche e sicuramente non di facile ascolto, vista anche la curiosa tendenza (di Rehberg soprattutto) a voler scioccare l'ascoltatore con frequenze insolite e improvvise. Siamo dalle parti del noise, come dimostrano i due album finora pubblicati (One: Snow Mud Rain, nel 2007 per Erstwhile e USA, nel 2011 per PAN). La collaborazione fra Oren Ambarchi e Thomas Brinkmann è quasi una prima assoluta dal vivo, i due hanno prodotto un album (The Mortimer Trap, 2012, Black Truffle) formato da un solo brano di oltre 70 minuti. Un estenuante drone elettronico su cui si sovrappone (ma ci vuole una mezz'ora) una linea di basso dub appena accennata, The Mortimer Trap è un evidente tentativo di ipnotizzare il pubblico per sottometterlo al proprio volere. Ipotizzando atmosfere simili, vi consigliamo di lasciare a casa carte di credito, chiavi della macchina e gli effetti personali di cui siete più gelosi.
pubblicato in origine su zero.eu
mercoledì 6 aprile 2016
Wolf Eyes @ Sacrestia, Milano - 30/04/2016
In quest'epoca in cui la musica registrata ha perso la sua importanza nell'economia di una band (e parlo proprio di economia, denaro), è difficile districarsi nella discografia intricata dei Wolf Eyes. Mi risultano ad oggi 108 album (in 20 anni!), più una quarantina di live e circa 30 ep: certo, molti sono autoproduzioni che trovate solo ai concerti, ma la scelta di inondare il mercato (?) di uscite rende ostico dare un senso al loro percorso. L'ultima pubblicazione per un'etichetta "ufficiale" (la Third Man di Jack White) risale allo scorso anno e sembra un disco storico dei compaesani Stooges reinterpretato tramite kraut e noise; niente male, ma nel 2016 compare "Strange Days" un cd-r dalle atmosfere più dilatate ed elettroniche (pare una passeggiata tra le macerie di una zona industriale devastata), giusto per non far sapere cosa aspettarsi da un loro concerto. Il trio capitanato da Nate Young porta sul palco la storia di Detroit, come la si potrebbe interpretare da una vhs scassata salvata da una discarica, un montaggio random dove convivono istanze rock, noise, elettronica, jazz, industrial e tanto disagio esistenziale.
pubblicato in origine su zero.eu
giovedì 24 marzo 2016
Michel Doneda/Giuseppe Ielasi/Enrico Malatesta @ O', Milano - 21/03/2016
Da un po' di tempo non assistevo a un concerto totalmente acustico (ovvero privo di impianto), certo, i walkman utilizzati da Ielasi sono elettrici, a batteria, dotati di una propria minima amplificazione, ma ci siamo capiti, parlo di impianto fisso, mixer eccetera. Michel Doneda è sassofonista sperimentale, di quel tipo che esplora i limiti estremi del suono, nel suo caso estremi verso il basso, al confine col silenzio. Dal suo sax soprano esce poco più che un soffio, un drone agonizzante. I suoi compagni di avventura si adeguano a questa sua caratteristica: i nastri di Ielasi producono flebili cigolii e lamenti, vengono talvolta distribuiti in giro per la sala per spazializzare il suono (di questo aspetto parleremo dopo); le percussioni di Malatesta, qui ridotte a due tamburelli e qualche oggettino, sono strofinamenti e picchiettare di dita. Un concerto del genere sarebbe impensabile senza la partecipazione attiva del pubblico: stare in silenzio assoluto, non un movimento perchè si sente tutto, richiede un certo impegno. "Partecipazione attiva" per creare il silenzio che diventa tangibile, solido. Sembra un ossimoro ma è ciò che questi musicisti sono riusciti a fare. L'oscurità per l'orecchio. O meglio la sua negazione, il biancore accecante, il rifiuto di tutte le frequenze. Questa è la tela tridimensionale dove si dipanano le costruzioni del trio, quasi una situazione "di laboratorio" irrealizzabile altrove, basterebbero un barista sbadato o le solite chiacchiere a spezzare l'incantesimo. Doneda si muove spesso, i suoi soffi vengono riflessi dagli angoli della stanza, creano un paesaggio sonoro che più mi sforzo di associare a qualcosa di concreto e più trovo astratto. I nastri di Ielasi che provengono da "altri luoghi" gli fanno da controcanto. Il risultato è una scultura effimera e fragilissima, che crollerebbe al primo alito di vento. Musica che viene alla ribalta oggi (in punta di piedi: una cinquantina di spettatori, ma di lunedì) perchè il rumore imperante che ha segnato l'ultimo mezzo secolo ha perso efficacia, si è impantanato nella palude della banalità, non c'è più nulla di davvero "nuovo", mentre il quasi-silenzio di formazioni come questa sussurra molto più forte. Intendiamoci, musica come questa non potrà mai riempire i grandi club (e nemmeno quelli piccoli a dir la verità, non è la sua dimensione, per manifestarsi ha bisogno della tranquillità e della dedizione più assoluta) ma la sua esistenza è preziosa, la sua fragilità una fotografia dello stato in cui versa la musica oggigiorno.
pubblicato in origine su frequencies.eu
martedì 22 marzo 2016
Inner_Spaces: Valerio Tricoli + François Bonnet + Mats Lindström @ Auditorium San Fedele, Milano - 11/04/2016
È ora di svelare il significato del termine "acusmatico": "suono di cui non si vede l'origine". Nell'antica Grecia, gli acusmatici erano gli allievi di Pitagora, che affrontavano un lungo apprendistato in cui dovevano ascoltare in silenzio le lezioni del maestro mentre parlava nascosto da una tenda. Pierre Schaeffer fece proprio questo termine per indicare la musica diffusa tramite altoparlanti e più in generale la musica registrata. Oggi si può dire che solo i concerti di musica rigorosamente acustica non sono acusmatici: tutto il resto passa attraverso un impianto, "non se ne vede l'origine". Quindi potrete pavoneggiarvi dicendo di avere in casa un acusmonium anche se avete solo le casse del computer. L'acusmonium "vero", quello del San Fedele, invece questa volta presenta delle selezioni sonore dagli archivi di due studi che hanno fatto la storia della musica acusmatica, il GRM di Parigi (fondato da Schaeffer) e l'EMS di Stoccolma, a cura rispettivamente di François Bonnet (forse più noto con lo pseudonimo di Kassel Jaeger) e Mats Lindström. Mentre Valerio Tricoli eseguirà Williams Mix Extended, reinterpretazione della composizione di John Cage realizzata nel 2012 con Werner Dafeldecker. Tricoli è uno dei fiori all'occhiello della sperimentazione elettronica italiana: già nei 3/4HadBeenEliminated e collaboratore di gente come Bill Kouligas e Thomas Ankersmit, pubblica proprio in questi giorni il suo nuovo album Vixit (per Second Sleep), dedicato principalmente a riflessioni sull'intonarumori, strumento ideato nei primi anni del Ventesimo secolo dal futurista Luigi Russolo. Se vi siete persi in questo mare di nomi e non capite da dove arrivano non preoccupatevi, anche l'articolo è acusmatico.
pubblicato in origine su zero.eu
domenica 20 marzo 2016
Seven Trax One Week: Cose che germogliano in primavera
L'avvento dei social network e di portali quali Youtube, Soundcloud e Bandcamp ha cambiato radicalmente il modo in cui si fruisce la musica oggi. Bella forza, direte voi, qui si scopre l'acqua calda. Ma parlo soprattutto dell'appassionato che fa "ricerca", che se prima si rivolgeva a giornalisti fidati, fanzine oscure o acquistava dischi alla cieca incuriosito da copertina, etichetta o produttore, oggi si immerge nel mare magnum dei suggerimenti automatici di Youtube. Ecco sette progetti musicali di sicuro interesse che ho scoperto proprio in questi giorni, vecchi e nuovi, un po' dietro suggerimenti di amici e un po' per puro caso.
Aine O'Dwyer - Pedal Danse
Un'arpista irlandese che ha avuto la possibilità di accedere all'organo della chiesa di St. Mark a Islington (Londra) e di registrare, con il corollario di rumori ambientali non eliminabili. Ne ha estratto un album, uscito nel 2012 in cassetta e ristampato nel 2015 in versione espansa da MIE Music.
Voice of Eye - Effigy for the Shelter Deficient
Oscuro duo texano dedito ad un minimalismo ambient-tribale realizzato prevalentemente con strumenti autocostruiti. Esistono dal 1989 e vantano (?) un cd split con Robert Rich.
Stasya Poškute & Sasha Serechenko (SSSP) — Tellurium
Pochissime informazioni su questi. Stasya Poškute è una fotomodella lituana che canta e usa varia strumentazione elettronica, Sasha Serechenko è uno sperimentatore al sax e loop station, il risultato è la cosa più lontana da ciò che immaginereste in quanto a musica con una modella coinvolta.
Silk Saw - Same Area
Scavando scavando si scopre questo straniante e indefinibile duo di Bruxelles: esistono dal 1995, l'ultimo loro album, Imaginary Landscapes, è uscito nel settembre 2015 per l'etichetta russa Kotä.
Salah Ben Al Badiya - Sala Min Shaaaraha A-Thahab (Gold Streamed Down From Her Hair)
Ovunque si guardi in Africa c'è musica eccezionale. Dal misterioso Sudan arriva una collezione di 45 giri del tempo che fu, compilata dal benemerito blog di ricerca musicale ShellacHead (purtroppo inattivo negli ultimi tempi), comincià così.
Limpe Fuchs - The Chase
Definita come "percussionista sperimentale leggendaria, attiva dagli anni Sessanta", della tedesca Limpe Fuchs è stato ristampato lo scorso anno l'album "Muusiccia (Metal/Stones)", uscito in origine nel 1993. Peccato scoprirla solo adesso.
Baris Manco - Hadi Gulum Yandan (FOC Edits Dub Mix)
Di FOC Edits si sa solamente che è un producer e abita a Istanbul. Si dedica a versioni funk-psych-house di misteriosi "classici" della musica popolare turca, come questo...
pubblicato in origine su frequencies.eu per la rubrica Seven Trax One Week
mercoledì 16 marzo 2016
Mitocondri @ Cascina Torchiera, Milano - 11-12/3/2016
Il mitocondrio, organello infracellulare comune a tutti gli esseri viventi, tra le sue numerose funzioni gestisce l'apoptosi, ovvero la morte programmata delle cellule più anziane. Mitocondri: ecco un festival milanese in un luogo che solo di rado è deputato alla musica elettronica, la Cascina Torchiera. La sala "ambient" vince il premio per l'allestimento a base di frasche e fiori: l'odore umido unito alle nebbie delicatamente aromatiche diffuse dalla macchina del fumo creano un'atmosfera da camera ardente, d'altronde il cimitero è a due passi. I più attenti si saranno anche accorti che nella sala principale (in cui campeggia un impianto di dimensioni davvero importanti) alcune piastrelle rotte sono state sostituite, nei tempi andati, da pezzi di lapide, con tanto di nome, cognome e data di morte, quindi il Cimitero Maggiore è per la Cascina ciò che per il Cairo sono state le piramidi, dalle quali per secoli è stato estratto materiale da costruzione senza peraltro intaccarle sensibilmente. Da questi indizi avrete capito che la morte, inconsciamente o no, sembra permeare l'evento. Così è purtroppo, in occasione della prima serata di venerdì 11 (non me ne vogliano gli organizzatori): la scarsa affluenza di pubblico e alcuni disguidi tecnici che fermano le performance degli artisti per oltre un'ora mi convincono a tornare nella rutilante vita sociale di Viale Certosa.
Meglio la serata di sabato 12, sulla quale l'organizzazione (a cura del collettivo della Cascina, TreeBoo Dissidance e 51 Beats) ha puntato tutto concentrandovi i set di maggior richiamo (Saffronkeira, Ben Pest). Presto i buoni propositi sul mantenimento della line up comunicata vanno allegramente a farsi fottere e non si sa più chi suona e quando, in pieno spirito rave anni Novanta. Vediamo Noxious Nub in un duo non annunciato con Marcio McFly a sparare techno psichedelica e cavernosa con due modulari (molto bene, a mio parere l'apice musicale di tutta la rassegna) e un (presunto) Fedka The Irritant improvvisare al trombone sopra della cassa dritta imbastardita da tutto (ma non doveva suonare due ore prima?). Una sbornia di techno mutante sporca ma assai trascinante e godibile, memore delle esperienze di personaggi come (ad esempio) Lory D ma orientata verso un futuro ancora indefinito. Soprattutto, lontanissima dai clichè proposti dai più celebrati promoter milanesi, a dimostrazione che non basta consultare la programmazione del Berghain del mese scorso e mettere mano al portafoglio per creare la situazione giusta, che qui invece c'è stata.
Certo, ci sono stati anche inconvenienti come i set ambient "disturbati" dalla cassa techno proveniente dalla sala adiacente (in particolare quelli di Dr. Guilty e di Laura Agnusdei, ottimi entrambi) ma sono a mio parere peccati di inesperienza, mai mi era capitato di assistere a due set in contemporanea in Cascina Torchiera (probabilmente nemmeno a loro). La cosa fondamentale in queste occasioni, il sound, era potente e preciso come a Milano si sente raramente, e quando è curato come si deve i nomi e l'hype passano in secondo piano.
Un evento che lascerà sicuramente strascichi visto che sono già previsti due appuntamenti simili mascherati da presentazioni di libri: uno il 19 marzo per presentare il volume Rave New World edito da Agenzia X, con la presenza di membri di Mutoid Waste Company, Spiral Tribe e Contropotere (annunciato spettacolo di giocoleria col fuoco) e l'altro, in occasione dell'uscita del saggio Frankenstein Goes To Holocaust di Dj Balli (nel quale viene coniato il neologismo stupendo "saccheggiofonia" per definire il mash-up, altro che petaloso), dedicato alle sperimentazioni beffarde fra noise, gabber e breakbeat dello stesso Dj Balli, Okapi e Dabol Gondra (side project degli Uochi Toki).
pubblicato in origine su frequencies.eu
giovedì 3 marzo 2016
S4 @ O', Milano - 17/03/16
Curiosa lineup quella che presenta quattro sassofoni soprano. E basta. I sassofoni sono in mano a quattro improvvisatori (il britannico John Butcher, gli svizzeri Christian Kobi, Hans Koch e Urs Leimgruber) che hanno nella propria cifra stilistica la ricerca dei limiti dello strumento. Il sax soprano (per gli inesperti diciamo che è quello "dritto") produce i suoni più acuti nella famiglia dei sassofoni, almeno fra quelli usati più comunemente, e l'insieme dei quattro si avvicina al noise, non inteso come estremismo in termini di volume: un noise "minimo" come può essere il cigolio di una porta, che può arrivare fino ai limiti dell'udibile con soffi, scricchiolii e l'uso dei tasti dello strumento come generatori di suono "concreto", al di là del loro uso canonico. I musicisti, che provengono dalle più svariate esperienze nell'ambito dell'avanguardia europea e dell'improvvisazione elettroacustica, si presentano da O' cun un album, il primo per questa formazione, Cold Duck (uscito lo scorso anno per Monotype) che prende in esame frequenze non comuni e suoni al confine fra la musica e (ditelo voi).
pubblicato in origine su zero.eu
martedì 23 febbraio 2016
Dj Fuco sonorizza la Corazzata Potëmkin
Nel settembre scorso vengo contattato dall'Associazione Cecinepas, attiva nel campo delle rassegne cinematografiche, per sonorizzare, tramite un dj set, La Corazzata Potëmkin di Sergej Ėjzenštejn, film muto del 1925, a torto considerato il padre di tutti i "mattoni" filmici; forse per il trattamento dedicatogli da Paolo Villaggio in una celeberrima scena de "Il Secondo Tragico Fantozzi". La mia sonorizzazione è stata poi diffusa durante la proiezione svoltasi il 26 settembre 2015 presso Mare a Milano. Tramite un sistema di cuffie wireless a tre canali gli spettatori potevano scegliere fra diverse colonne sonore: la mia, quella realizzata da Edmund Meisel per la "prima" tedesca del 1926, e una colonna sonora parzialmente orchestrale firmata dai Pet Shop Boys e presentata al pubblico nel 2013.
La struttura e i temi dichiaratamente propagandistici del film sembrano fatti apposta per un commento sonoro "serio", classico e drammatico. Così sono infatti la colonna sonora originale di Meisel e alcune sinfonie di Šostakovič che sono state utilizzate in passato come sonorizzazione, e anche il lavoro dei Pet Shop Boys, sebbene riecheggi lo stile synth pop del duo, non si discosta da un'atmosfera solenne. Io invece ho scelto di affrontare la materia in modo semiserio. Citazioni metacinematografiche, stacchi bruschi, contrasti tra il mood delle immagini e quello della musica possono servire a mio parere a liberare il film dalla sua cattiva reputazione per lo spettatore non cinefilo integralista e permettere a quest'ultimo di apprezzare maggiormente le straordinarie intuizioni filmiche per cui La Corazzata Potëmkin è considerato dalla critica uno dei momenti più alti dell'intera arte cinematografica. Almeno, ci ho provato. Buona visione e buon ascolto :)
pubblicato in origine su frequencies.eu
Inner_Spaces: Robert Lippok + Bellows @ Auditorium San Fedele, Milano - 14/03/16
Il terzo appuntamento con la rassegna primaverile (o quasi) del San Fedele presenta uno dei maggiori esponenti dell'elettronica tedesca contemporanea, Robert Lippok. Il leader dei To Rococo Rot (che da solista produce materiale in bilico fra ambient e glitch) propone, come spesso fanno i protagonisti di questa rassegna, un set specifico per l'acusmonium Sator, impianto che si può letteralmente "suonare" quanto uno strumento musicale. Siamo certi che il suo stile, etereo e astratto, susciterà stati ipnotici negli astanti, in particolare quando anticipato dall'esibizione dei Bellows. Il duo formato dai noti (agli appassionati milanesi) Giuseppe Ielasi e Nicola Ratti non si concede spesso da queste parti con il suo dub materico associato a texture gassose e raffinatissime. Suoni che sembrano fatti apposta per essere esaltati dall'acustica accurata dell'Auditorium San Fedele. Da non perdere!
pubblicato in origine su zero.eu
Matinée Più @ Standards, Milano - 06/03/16
Maratona domenicale da Standards. Da mezzogiorno alle 21 verrà allestito un mercatino "mediatico" a cura di alcune tra le migliori etichette e case editrici del panorama milanese (Die Schachtel, Holidays Records, Error-Broadcast e altre), con la partecipazione di etichette straniere di alto livello in ambito sperimentale (Penultimate Press e Entr'acte). Queste ultime presentano anche due showcase: il primo da parte di Mark Harwood, fondatore della Penultimate Press, che si esibisce in un set elettroacustico con il nome di Astor, l'altro, presentato dalla Entr'acte, label di stanza in Belgio, vede Dale Cornish cimentarsi con dell'elettronica fuoriuscita dall'orbita techno, in viaggio verso l'ignoto. I dj set inclassificabili di Arousal e Fela Kutri, le birrette artigianali e delicatessen gastronomiche fuori dagli schemi sono gli altri ingredienti di una giornata che vi lascerà "stanchi ma felici" come le migliori feste dell'oratorio.
pubblicato in origine su zero.eu
venerdì 29 gennaio 2016
Rafael Anton Irisarri @ Masada, Milano - 16/02/16
In un periodo storico in cui le manifestazioni tradizionali dell'espressività musicale (almeno quelle che hanno segnato il secolo scorso) mostrano la corda, vengono alla ribalta nuove forme. E in un periodo storico in cui attenzione, concentrazione e memoria sono ridotte ai minimi termini dall'overdose comunicativa e contenutistica che minaccia ogni giorno di travolgere le nostre intenzioni e i nostri interessi, è emblematico come queste forme richiedano una dedizione prolungata per essere apprezzate, quasi una meditazione. Ambient e drone diventano una necessità per mettere a tacere l'incessante rumore di fondo, e non sto parlando del traffico. Anche il crescente interesse verso pratiche come lo yoga conferma questa tendenza. Rafael Anton Irisarri è tra i migliori e più recenti esponenti della nuova scuola ambient/drone, e le brume evocate dalla lentezza e dalla densità della sua musica sono ideali per placare smanie da selfie, like, e meme. Ricordate di spegnere il telefono però.
pubblicato in origine su zero.eu
lunedì 18 gennaio 2016
Seven Trax One Week: C'è un Bowie per tutti
A una settimana dal fatto, il Morto del Mese© sta ancora monopolizzando i social network, in una competizione che coinvolge sia i partecipanti al concorso del Fan Numero Uno© sia veri o presunti artisti per i quali ogni occasione è buona per sfruttare il lutto come opportunità promozionale, fra cover esumate da oscure sagre della porchetta, millantate amicizie e discutibili somiglianze anatomiche. Non sono mai stato un grande appassionato di Bowie, apprezzando più il personaggio del musicista. Il suo eclettismo, per quanto unico e affascinante nella sua imprevedibilità, è ben più esteso dell'insieme dei miei gusti, e mi ha fatto confinare il Duca Bianco nel limbo dei rispettabili. Non mi sono però tirato indietro nel gioco delle canzoni preferite, che ci sono eccome, e sono ben più di sette (qui trovate la playlist completa), pur limitandomi agli album del periodo "classico" (e potremmo anche fare una seconda puntata dedicata alle sue opere successive). E forse la grandezza di David Bowie sta proprio in questo: qualcosa per ognuno, il tutto per nessuno.
African Night Flight
After All
Art Decade
Red Money
She Shook Me Cold
Subterraneans
Yassassin (Turkish for Long Live)
pubblicato in origine su frequencies.eu per la rubrica Seven Trax One Week
sabato 2 gennaio 2016
Andrea Belfi @ Standards, Milano - 24/01/2016
La ripresa dell'attività concertistica dopo il tradizionale letargo stagionale inizia in punta di piedi, Andrea Belfi porta da Standards sonorità invernali che nel suo più recente album "Natura Morta" (Miasmah, 2014) assumono connotati quasi "badalamentiani". Il compositore preferito da David Lynch è il primo paragone suggerito dal disco di questo batterista che ammanta le percussioni di elettronica e mistero. A mio parere Belfi è tra gli esponenti migliori di quel movimento definito "Italian Occult Psychedelia" che (finalmente) riesuma tradizioni nostre, apprezzatissime oltre confine e agli antipodi del solito cantautorato suonato coi piedi. È erede di quella scuola di compositori italiani degli anni Sessanta e Settanta che hanno fatto le proprie fortune con la musica per i film di genere dell'epoca. Quella tensione sospesa si ritrova nelle mirate costruzioni di Belfi, castelli di pathos e inquietudine che non scrivono mai la parola fine.
pubblicato in origine su zero.eu
venerdì 27 novembre 2015
Seven Trax One Week: Cosa resterà di questi anni Zero
Cosa succede quando un (sotto)genere passa di moda? Gli artisti che lo rappresentano si trovano di solito di fronte a un bivio. O continuare con testardaggine a proporre un sound che non è più lo stato dell'arte, ritoccando verso il basso il proprio cachet e accettando le proposte dei club di Vilnius, Sofia o Bitonto, oppure aggiornarsi verso sonorità più "di tendenza", rischiando però di perdere credibilità e/o seguito (come accaduto a certi esponenti della dubstep passati alla cassa in quattro quarti). Da questo dilemma sono ovviamente dispensati quegli artisti che hanno raggiunto lo status di "mostro sacro". Con questa selezione prendo in esame la Kompakt Extra, una sublabel che è stata significativa nella definizione di un certo suono tedesco degli anni Zero, fra tech house e minimal. Avrei potuto scegliere anche la Cocoon, la CLR o la Bpitch Control, tutte etichette nate agli albori del nuovo millennio, importanti per una decina d'anni e che oggi vivacchiano (artisticamente, dal punto di vista economico immagino non abbiano di che lamentarsi). Scavando in un catalogo farcito di techno-marcette, charleston inceppati e tastieroni melodici si trovano dei brani editi da Kompakt Extra nella serie Speicher fra il 2002 e il 2009 che esulano dai luoghi comuni dell'epoca e, parere personale, non susciterebbero ilarità avicola se anche al giorno d'oggi il dj decidesse di passarli in una situazione animata da spocchia e trendismo.
Michael Mayer - Pride is Weaker Than Love
Mathew Jonson & The Mole - Dirt Road and a Boat From Soundwave
Navid Tahernia - ...I Like
Reinhard Voigt - Supertiel
Motor - Ice
Steadycam - Get On Up There
Wighnomy Bros. - Exvola Stupp
Se preferite ascoltare la playlist completa la trovate qui.
pubblicato in origine su frequencies.eu per la rubrica Seven Trax One Week
martedì 17 novembre 2015
Stefano Pilia @ Standards, Milano - 11/12/15
In Zaire, Afterhours, Rokia Traorè, David Grubbs, Massimo Volume, Andrea Belfi, 3/4hadbeeneliminated, Mike Watt: e di certo mi sono scordato qualcuno. Sono i musicisti con cui collabora o ha collaborato Stefano Pilia, di professione chitarrista, che oggi ci mostrerà invece il suo lavoro solista, il cui prodotto più recente è l'album "Blind Sun New Century Christology" (Tannen/Sound of Cobra). È un disco in cui Pilia scava alla ricerca delle proprie radici, che nel caso di un musicista così multiforme non possono che essere archetipiche (blues, primitivismo americano, intimismo, immaginario di provincia). Il concerto da Standards (dal setup minimo: chitarra quasi sempre acustica, qualche intervento con l'archetto, pochi effetti) ci mostrerà quindi il lato più nudo e poetico di uno tra i musicisti più significativi attivi oggi in Italia.
pubblicato in origine su zero.eu
giovedì 5 novembre 2015
Thisquietarmy @ Sotto (La Sacrestia) - Milano, 24/11/15
Una chitarra, una valigetta colma di pedali, un divano sempre diverso su cui smaltire la fatica della giornata. Mangiare quel che capita. Se hai una famiglia, è lontana. Così per mesi. Nel frattempo, pubblicare due o tre dischi all'anno, di cui ne vendi proprio due o tre. Da sogno di fannullone, il mestiere del musicista è diventato allenamento psicofisico per chi sa sopportare un risveglio scomodo dopo un concerto con dieci paganti, correre alla stazione in fretta, la t-shirt che puzza, il promoter che ha pagato la metà. Eric Quach vive così, portando in giro ambient-drone di ottimo livello ispirata dalla Constellation (etichetta di casa sua, Montreal) e dal noise più gassoso. Siate più di dieci.
pubblicato in origine su zero.eu
martedì 20 ottobre 2015
Lightning Bolt + Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat @ Leoncavallo, Milano - 13/11/15
Uno spettacolo analogo allo zoo, al freakshow, e forse alla performance artistica muscolare. Chissà cosa prova Brian Chippendale con la visuale ridotta da una maschera (un po' Elephant Man, un po' Rey Misterio, un po' prigioniero pericoloso), una fiera selvaggia incatenata a una batteria con la quale spaventa gli astanti che stanno a un passo (venghino siore e siori, potrete toccare la bestia feroce). O forse la maschera gli concede il superpotere di suonare i tamburi come nessun altro, e sottolineo nessun altro. Quando la toglie, torna ad essere il Brian Chippendale tranquillo illustratore ossessionato dall'horror vacui, scelta stilistica centrale anche nel suo drumming incontenibile. Chiaro come una personalità del genere non possa adattarsi alle dinamiche di una "band" propriamente detta, infatti se non si esibisce come solista (Black Pus, se tra queste mura vedete delle crepe è stata anche colpa sua) si porta dietro un comprimario. Con i Lightning Bolt è il bassista Brian Gibson, che comprimario non è, ma rispetta degli ordini di scuderia che lo vogliono complementare, non predominante. È difficile scegliere una degna apertura per questo show: ci provano Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat con atmosfere (fortunatamente) molto diverse, psichedelia da villaggio turistico annacquata da aperitivi variopinti e poco alcolici (ore 16:00 baby club, ore 18:30 corso di danze tribali). E quando il leone sbrana la gazzella ci si gira dall'altra parte.
pubblicato in origine su zero.eu
giovedì 15 ottobre 2015
Tre recensioni: Aner Andros, Rainbow Lorikeet, Franz Rosati - 15/10/15
Aner Andros - Remap Ethos Stream (Gentle Wash)
Il debutto di questo musicista italiano stanziatosi a Bristol è un'opera astratta e contemplativa. Dalla città britannica patria del trip hop non ha assimilato gran che, nelle sue composizioni c'è l'impronta di certa elettronica progressiva degli anni 70, aggiornata tramite l'uso di field recording notturni e percussioni metallofone. C'è una piacevole sensazione di profondita in questi brani, che contrariamente alle consuetudini del genere, raramente arrivano ai 4 minuti di durata: ci si alza da tavola con ancora un po' di appetito insomma, ma l'indigestione è scongiurata.
link
Rainbow Lorikeet - Tail Biting (Seagrave)
Ben più ruvide e aggressive le sonorità proposte dal biellese Nicolò Tescari, in arte Rainbow Lorikeet. Brani adatti a dancefloor infestati da figuri nerovestiti, battuta lenta, ripetitività meccanica. Con suggestioni equamente ripartite fra techno industriale e ansia da colonna sonora horror analogica, Rainbow Lorikeet mostra sprazzi di classe in un ambito in cui oggi è facilissimo precipitare nella banalità, e ci riesce pur mantenendo immediatezza e strutture compositive consuete. È un album comunque inservibile per i dj ancora legati al supporto fisico in quanto viene pubblicato in cassetta, come tendenza comanda.
link
Franz Rosati - Black Body Radiation (Many Feet Under)
Una battuta gommosa appena udibile dà il via al lavoro del romano Franz Rosati, sound artist attivo dal 2006. Accenni di drone, glitch, silenzi improvvisi e strofinamenti ci dicono che siamo sulle coordinate di etichette come Raster:Noton o Editions Mego, dove l'elettronica si ibrida con la musica concreta. L'ideale commento sonoro per un laboratorio immaginario dove ricercatori in camici fluorescenti sperimentano su scorie disinfettate, radiotrasmittenti imperfette e lampade di Wood ormai esauste. Risultati delle analisi coperti dal riserbo più assoluto.
link
pubblicato in origine su frequencies.eu
lunedì 5 ottobre 2015
Planet Mu 20 Years Anniversary @ Leoncavallo, Milano - 23/10/2015
Non male per essere nata come progetto fallimentare. Fondata dalla Virgin per pubblicare musica fuori dagli schemi del mainstream, questa etichetta venne quasi subito accantonata a causa dello scarsissimo interesse del pubblico e rilevata dall'artista per il quale la major di Richard Branson si era scomodata a creare una linea dedicata: Mike Paradinas aka µ-Ziq. Dissolvenza, appare la scritta "vent'anni dopo". Planet Mu è tra le sigle più prestigiose di un'elettronica difficilmente definibile, il termine IDM ("Intelligent Dance Music") è quello che ricorre più spesso ma, diciamoci la verità, non significa niente. Ha solcato da protagonista la stagione del dubstep senza restare legata a questo stile, ha raccolto il testimone (dopo esserne stata ispirata) dell'etichetta di Aphex Twin, la Rephlex, che purtroppo ha cessato le operazioni lo scorso anno, ha pubblicato i dischi breakcore di Venetian Snares come l'acid techno di Ceephax Acid Crew, ha coinvolto vecchi compagni dell'epoca Rephlex come Luke Vibert e ha lanciato nuovi talenti come Kuedo e Ital Tek, restando sempre all'esterno del gruppone.
Nelle corse ciclistiche il premio della combattività viene assegnato all'atleta che anima più spesso le fughe, che lancia sempre la controffensiva, il primo ad affrontare la salita più faticosa che, a volte, resta distaccato raccogliendo comunque applausi calorosi: la Planet Mu tiene un comportamento paragonabile, forse vince di rado ma gli appassionati la adorano. In questa serata celebrativa vedremo due monumenti dell'IDM-acid-breakbeat-qualcosa come il boss Paradinas e Vibert (mentre è in uscita il suo nuovo album "Bizarster") impegnati in un back to back da caviglie slogate mentre Kuedo, Ital Tek e il recentissimo signing Herva evocheranno uno strano dancefloor dove si sentono i colori e si vedono i suoni. Qualcuno ha detto braindance?
pubblicato in origine su zero.eu