Aner Andros - Remap Ethos Stream (Gentle Wash)
Il debutto di questo musicista italiano stanziatosi a Bristol è un'opera astratta e contemplativa. Dalla città britannica patria del trip hop non ha assimilato gran che, nelle sue composizioni c'è l'impronta di certa elettronica progressiva degli anni 70, aggiornata tramite l'uso di field recording notturni e percussioni metallofone. C'è una piacevole sensazione di profondita in questi brani, che contrariamente alle consuetudini del genere, raramente arrivano ai 4 minuti di durata: ci si alza da tavola con ancora un po' di appetito insomma, ma l'indigestione è scongiurata.
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Rainbow Lorikeet - Tail Biting (Seagrave)
Ben più ruvide e aggressive le sonorità proposte dal biellese Nicolò Tescari, in arte Rainbow Lorikeet. Brani adatti a dancefloor infestati da figuri nerovestiti, battuta lenta, ripetitività meccanica. Con suggestioni equamente ripartite fra techno industriale e ansia da colonna sonora horror analogica, Rainbow Lorikeet mostra sprazzi di classe in un ambito in cui oggi è facilissimo precipitare nella banalità, e ci riesce pur mantenendo immediatezza e strutture compositive consuete. È un album comunque inservibile per i dj ancora legati al supporto fisico in quanto viene pubblicato in cassetta, come tendenza comanda.
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Franz Rosati - Black Body Radiation (Many Feet Under)
Una battuta gommosa appena udibile dà il via al lavoro del romano Franz Rosati, sound artist attivo dal 2006. Accenni di drone, glitch, silenzi improvvisi e strofinamenti ci dicono che siamo sulle coordinate di etichette come Raster:Noton o Editions Mego, dove l'elettronica si ibrida con la musica concreta. L'ideale commento sonoro per un laboratorio immaginario dove ricercatori in camici fluorescenti sperimentano su scorie disinfettate, radiotrasmittenti imperfette e lampade di Wood ormai esauste. Risultati delle analisi coperti dal riserbo più assoluto.
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pubblicato in origine su frequencies.eu
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giovedì 15 ottobre 2015
Tre recensioni: Aner Andros, Rainbow Lorikeet, Franz Rosati - 15/10/15
venerdì 11 settembre 2015
Tre recensioni: SenderFlos, DP|N|P, Fennesz & Ozmotic - 11/09/15
SenderFlos - The Eyes (BaconAnDecks)
Questo trio (i due Flos, che basano la loro ricerca su strumenti autocostruiti, e Sender, che ci mette l'elettronica) pubblica un mini album estrapolato da oltre otto ore di registrazioni, in bilico fra elettroacustica, improvvisazione e ritmiche vicine alla techno industriale. Stimolanti l'approccio non convenzionale e il connubio fra strumenti tutto sommato "tradizionali" e apparecchi self-made i cui nomi lasciano spazio all'immaginazione: tavola di Flos, monotron, memory pipe. Il risultato finale però non lascia ben intendere cosa c'è dietro, non distinguendosi in modo sostanziale da quanto oggi si può ottenere con sequencer, drum machine e synth. Vederli all'opera dal vivo darà sicuramente tutt'altro spessore alle loro composizioni, a dimostrazione che nel 2015 molti dischi sono poco più che portfolio degli autori.
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DP|N|P - Benthic (Triple Moon)
Il fondale marino, strato sabbioso intriso di organismi e sostanze nutritive in cui prosperano i frutti di mare. Benthic è dedicato a questo particolare habitat, la "zona bentonica", ma è un po' una scusa per sondare le profondità dell'animo umano. Facile immaginarsi echi attutiti dalle acque, gorgoglii, sorgenti sonore nascoste e misteriose, droni distorti dalle correnti. A queste suggestioni i DP|N|P aggiungono vocalizzi femminili dall'impressione rituale e onirica. Stefano De Ponti all'elettronica, chitarra preparata e field recordings, Vincenzo Nazzaro alla chitarra ed effetti e Cristina Pullano alla voce: una collaborazione a distanza dalle atmosfere immote (concretizzatasi nell'arco di due anni) che se fosse stata disponibile solo un paio di mesi prima avrebbe potuto salvare dei malcapitati dai disgustosi assalti reggaeton delle spiagge nostrane. Musica per assopirsi al sole, o per sognare di farlo.
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Fennesz & Ozmotic - Aireffect (Folk Wisdom/ SObject)
Prestigiosa collaborazione per il duo torinese degli Ozmotic, che per questo progetto si avvale dell'apporto del notissimo sperimentatore austriaco. Annunci istituzionali preregistrati che si mescolano a richiami di fruttivendoli, campanacci delle greggi e bassi atmosferici, background magmatico per una colonna sonora noir destrutturata, dalla tensione sottile e inspiegabile messa in evidenza dalle trame del sax. Ritmi tenuti alla catena talvolta si palesano in ricordi anni Novanta. Fennesz ha abituato chi lo conosce a soluzioni ben più azzardate, comunque Aireffect è un album ben congegnato, dalle atmosfere notturne e urbane, segnato da una malinconia di fondo che viene chiarita nella traccia conclusiva: vi compare un messaggio in segreteria telefonica (gli anni Novanta, ancora) di un'innamorata, con tutta probabilità respinta.
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pubblicato in origine su frequencies.eu